LA POLITICA DI COESIONE 2007-2013
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L'Unione europea comprende 27 Stati membri che costituiscono una comunità e un mercato interno di 493 milioni di cittadini.
Fra questi Stati e le loro 268 regioni si riscontrano tuttavia profonde disparità economiche e sociali. Una regione su quattro ha un PIL (prodotto interno lordo) pro capite inferiore al 75% della media dell'Unione europea.
La politica di coesione economica e sociale dell’UE è finalizzata a promuovere uno sviluppo equilibrato, armonioso e sostenibile della Comunità, riducendo le disuguaglianze tra le diverse regioni europee. Essa vuole essere espressione della solidarietà concreta tra gli Stati membri tesa a rendere le regioni dell’UE luoghi più attraenti, innovativi e competitivi dove vivere e lavorare.
I fondi strutturali sono il principale strumento finanziario dell’UE per attuare la politica di coesione. Ciclicamente, vale a dire ogni sette anni, vengono ridefiniti gli obiettivi che si intendono perseguire, di conseguenza vengono riorganizzati gli strumenti (i fondi strutturali appunto) ed i relativi regolamenti di attuazione.
Dal momento che lo scopo è lo sviluppo locale, la gestione dei fondi strutturali, come si avrà modo di spiegare in seguito, è sostanzialmente decentrata a livello nazionale e regionale; ciò significa che, pur attenendosi a linee guida di carattere generale fissate dalla Commissione Europea ed all’approvazione di un Quadro Strategico Nazionale, varia da regione a regione cercando di modellarsi sulle caratteristiche del tessuto economico locale e di attuare le priorità individuate dalle amministrazioni regionali.
Gli interventi strutturali sono esplicitamente mirati a perseguire gli orientamenti delineati dalla riveduta Strategia di Lisbona per la crescita e l’occupazione e dalla Strategia di Göteborg per lo sviluppo sostenibile, mentre le azioni sono maggiormente focalizzate sulle regioni più svantaggiate, perseguendo allo stesso tempo un maggior decentramento ed un’attuazione più snella e trasparente degli interventi.
Nell'attuale periodo di programmazione finanziaria 2007-2013, la politica di coesione si caratterizza per diverse novità rispetto al periodo 2000-2006. Con una dotazione di 347,41 miliardi di euro, la politica di coesione dovrà rispondere alle sfide poste da un’Unione allargata a 27 Stati, nonché dalla globalizzazione e dalla forte crescita dell’economia fondata sulla conoscenza.
La programmazione dei Fondi strutturali 2007-2013 si caratterizza per due novità sostanziali rispetto al passato. È più snella, come testimonia il numero ridotto di obiettivi, strumenti finanziari e fasi che la compongono – attualmente ci sono 3 obiettivi (Convergenza, Competitività regionale e occupazione, Cooperazione territoriale europea) e 3 strumenti finanziari (FESR, FSE e Fondo di coesione) contro i 9 obiettivi e i 6 strumenti finanziari della programmazione 2000-2006; inoltre, non sono più previste le Iniziative Comunitarie – e prevede una sintesi tra strategie europee e priorità nazionali.
Gli strumenti finanziari risultano così riorganizzati:
Obiettivi Strumenti finanziari
Convergenza FESR
FSE
Fondo di coesione
Competitività regionale e
occupazionale
- livello regionale FESR
- livello nazionale FSE
Cooperazione territoriale
europea FESR
Sviluppo dell’agricoltura
e dell’economia rurale FEASR
Sviluppo della pesca
e dell’acquicoltura FEP
FEARS e FEP, che nella nuova programmazione sostituiscono FEAOG (Fondo Europeo Agricolo di Orientamento e di Garanzia) e SFOP (Strumento Finanziario di Orientamento della Pesca), dal 2007 non fanno più parte dei Fondi Strutturali; hanno basi legali proprie ed operano al di fuori della politica di coesione strettamente intesa.
I TERRITORI AMMISSIBILI
Per l’Italia le regioni ammissibili ammissibili all’obiettivo “convergenza” sono Campania, Puglia, Calabria e Sicilia, a cui si aggiunge la Basilicata ammessa a beneficiare di questo obiettivo a titolo transitorio (phasing out). *
Le regioni italiane ammissibili a beneficiare dei Fondi strutturali in capo all’obiettivo “Competitività regionale ed occupazione” sono tutte quelle non rientranti nell'obiettivo Convergenza, a cui si aggiunge la Sardegna ammessa a titolo transitorio e specifico (phasing in). **
L’ammissibilità dei territori all’obiettivo “Convergenza” varia a seconda della tipologia di cooperazione:
- alla cooperazione transfrontaliera sono ammesse tutte le zone di livello NUTS III (le province in Italia) situate a ridosso dei confini terrestri interni (e taluni esterni) e marini.
- la cooperazione transnazionale si realizza all’interno di 13 aree macroregionali (la Liguria è compresa in tre di queste a cui corrispondono i programmi: Spazio Alpino, Europa Centrale e MED).
- alla cooperazione interregionale è ammesso l’intero territorio europeo.
Clicca qui per avere una panoramica delle zone ammissibili
* In seguito all’allargamento dell’Unione Europea, la media comunitaria relativa al PIL si è abbassata con il risultato di escludere dall’obiettivo Convergenza alcune regioni che altrimenti vi sarebbero rientrate. Poiché ciò è avvenuto per un mero effetto statistico e non in virtù di un significativo miglioramento delle performance economiche, a queste aree è garantito un sostegno transitorio (phasing out) per l’uscita progressiva dall’obiettivo Convergenza.
** Le regioni ammissibili all’obiettivo 1 della precedente programmazione, ma con PIL superiore al 75% della media comunitaria (UE a 15), accedono all’obiettivo “competitività regionale ed occupazione” beneficiando di un sostegno ulteriore specifico (phasing in).
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